Recensione delle opere dell’artista Antonella Guarneri
Il corpo e lo sguardo
Le opere della pittrice Antonella Guarneri rappresentano soggetti differenti, ma che possiedono, come denominatore comune, il ricorso alle raffigurazioni del corpo e dello sguardo, laddove il corpo non sia semplicemente la manifestazione fenomenica di carne e sangue dell’ente umano, ma riveli piuttosto il farsi corpo di ogni manifestazione della natura o della cultura. Lo sguardo stesso non è che il punto d’intersezione fluttuante tra il corpo dell’uomo e quello del mondo esterno. Le forme, che sbocciano sulle superfici accese delle tele dell’artista, sono tratteggiate spesso con nettezza, senza che ciò tuttavia impedisca alla composizione di suggerire ai fruitori un senso di levità complessiva. Il disegno deciso incontra la follia del colore e la finezza delle sfumature, la trasparenza sottile dei cieli e delle acque placide o mosse. L’evoluzione stilistica della pittrice appare evidente in alcune sue più recenti rappresentazioni nelle quali è palesato il passaggio da una pittura fotografica, d’ispirazione iperrealista, a ad una impressionista, dinamica, con chiari riferimenti alla sfera della metafisica e del surrealismo. I volti negano l’inquisizione o la supplica dell’occhio, eppure indagano la realtà con un’intensità vibrante, talvolta oscura, onirica e allucinata. I primi quadri miravano, indubbiamente, all’eternizzazione dell’attimo mediante il ricorso a una pittura di alta definizione nella quale i soggetti vivevano una fissità simbolica resa attraverso barrature e verticalizzazioni alle quali non sembrava possibile sottrarsi. Protagonista, negli ultimi lavori, è invece un movimento serpeggiante, sinuoso e catartico, un movimento del corpo ma anche della psiche con le sue vorticosità e le sue curvature spiraliformi nelle quali i cromatismi cedono il passo a tinte brune, terrose, quasi delle ombre perpetue. La perfezione formale dei ritratti, nei quali i soggetti sono ripresi in mezzi primi piani o in primissimo piano denotano, da parte della Guarneri, una certa attenzione verso il dettaglio che non è il mero elemento decorativo volto a evidenziare le capacità tecniche dell’artista, ma la sottolineatura dell’espressione, l’amplificazione della nuda bellezza della cose, l’eco e il rispecchiamento dell’universale nel particolare. Il femminile, a tal proposito, riveste un ruolo fondamentale all’interno dell’itinerario espressivo dell’artista soprattutto nei dipinti che ci offrono la levigata dolcezza dei volti delle donne africane, e nei quali ritroviamo i temi centrali del corpo e dello sguardo. La ferma compostezza delle luminose effigi non ha nulla della contrita rassegnazione ma piuttosto la profondità di un tempo a noi ignoto perché costellato di una gioia atavica priva di convulse inquietudini, nella quale le dimensioni del quotidiano e dell’eterno si compenetrano nel tripudio caldo di tinte infuocate e limpide.
Laura Scaramozzino
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